3 Febbraio 2008
Music when the lights go out
2 Febbraio 2008. Babyshambles @ Estragon
Arriviamo sul luogo che di macchine ce ne sono ancora poche.. ci mettiamo in fila, e dentro prendiamo posto quasi sotto al palco, che è già stato preso d’assedio da ragazzine urlanti. Verso le 21.40 entra la band di supporto. La cantante sembra Sabina Guzzanti vestita da giovane fatta di acido, e del suo essere donna ci crede parecchio, biascica un “vi terremo compagnia per qualche minuto prima del concerto vero”. Ecco esatto, “vero”. Perchè il loro non era un concerto, era qualcosa di urlato, ammiccato e atteggiato. Vabbè, comprensibile, non so chi, ma un pazzo li ha ingaggiati per fare da supporto agli Shambles per tutte e tre le date italiane.
Mentra Sabina continua a delirare sul palco, dalla quinta destra spunta una testolina con un borsalino. Sorride, alza un braccio e saluta il pubblico. E’ Pete. Forse la Guzzanti pensa che le urla siano per lei. Dopo un finale imbarazzante, in cui le mancava solo di togliersi i vestiti di dosso, sta qua e la sua band finalmente se ne vanno. Tecnici vengono fuori, e iniziano a montare gli strumenti veri del concerto vero. Sound check. Poi le luci si abbassano, la musica diffusa in sottofondo se ne va.
Pete, Drew, Adam e Mick fanno il loro ingresso. Pete si alza il cappello, saluta e cazzo, è davvero altissimo. Sta bene, in perfetta forma e anche sobrio. Iniziano a suonare e a me ancora non sembra vero. Rispetto a tanti altri live che ho visto in rete, sono molto concentrati, suonano bene e io sono contenta di esserci. Tanti coglioni nel pubblico iniziano a fare un po’ di casino, i primi venti minuti li passiamo a saltellare e a spingerci a destra e sinistra. C’è gente vestita in maniera improponibile. Skins e mods come se piovesse. Ragazze coi tacchi, ma come cazzo gli sarà venuto in mente. Ragazzine in delirio che pur di avvicinarsi a lui la darebbero pure a qualche tecnico dell’estragon. Età media del pubblico: 17 anni. La Meraviglia ogni tanto mi guarda e dice che non ha più l’età per queste cose. A proposito di tacchi, qualcuno tira una scarpa da donna in mezzo al palco, Drew la prende, chiede di chi è e la tira alle mani alzate con una faccia che grida “coglione” da tutti i pori.
Pete prova a fare qualche battuta, ma i tre quarti delle persone non capiscono (anche perchè tre quarti delle persone che erano lì, probabilmente hanno pagato venti euro di biglietto perchè fa figo andare al concerto figo dell’ex fidanzato di Kate Moss). Canzone dopo canzone, mi rendo conto di quanto sono contenta di averlo visto ora, quando ciò a cui pensa è fare il suo lavoro e non perdersi in una shambolica serata in cui fa fatica anche a cantare per quanto è lercio di droga e alcol. Sta bene, canta bene e suona bene.
I coglioni di routine continuano a agitarsi anche durante i lenti, quando a mio avviso sarebbe il caso di stare buoni, godersi il momento e cantare con lui. Ma tanto credo che a sapere le parole eravamo sì e no un centinaio. Quando proseguono con le canzoni del primo album e mi rendo conto che sta per finire. Ma almeno mi toglierò di torno il deficiente alto due metri che continua a provarci con una delle tipe che la darebbe pure ai tecnici, provo a fargli notare che lei non gliela darà, ma il tipo non mi da ascolto. Voglio dire, se devi venire qui a cercare di rimorchiare e durante “Albion” confonderti con un verso di Robbie Williams (per altro urlandolo), potevi anche stare a casa.
So che “Fuck Forever” è l’ultima canzone in scaletta, anche oggi niente pezzi dei Libertines, cerco di godermi questi ultimi momenti di Pete. Il concerto volge al termine, le chitarre urlano le ultime note, i ragazzi si tolgono di dosso gli strumenti e se ne vanno dietro le quinte.
A parte il caldo (se avessi avuto le famose sette camicie le avrei sudate tutte, una per una), a parte le teenager ingrifate, a parte i ragazzi che broccolavano le teenager ingrifate, a parte le mie converse diventate nere a fine concerto, a parte i coglioni che pogavano e facevano casino, è andata strabene. Loro mi sono piaciuti un sacco, e poi lui. Mi sembrava di stare a guardare il concerto di un amico.
Ora rimane un timbro sulla mano e il ricordo di questa bellissima serata emozionante. Alla prossima.
Update. Molti sono arrivati su questo blog perchè volevano sapere la scaletta del concerto. Ecco qua:
Carry on up the morning (volutamente interrope la Turandot… grande intro)
Delivery (migliorata molto dal vivo, all’inizio facevano pietà quando la suonavano)
Beg, steal or borrow (mette allegria.. what a life on mars!!)
Baddies Boggie (una delle mie preferite, troppo coinvolgente)
Side of the road (una delle più movimentate)
Unstookietitled (non ricordo molto.. forse ero presa a salvaguardarmi)
The Blinding (bella, bene eseguita..)
Unbilotitled (autobiografici pensieri di Bilo)
You Talk (quel che rimane di Pete e Kate)
Sedative (emozionante.. durante il coro l’estragon che canta con Pete)
Back From the Dead (una delle mie preferite… così malinconica)
Pipedown (Babyshambles vecchio stile)
Killamangiro (un caposaldo.. l’estragon scricchiola)
Albion (la canzone del cuore.. non ci sono parole per descriverla)
Fuck Forever (l’estragon potrebbe crollare da un momento all’altro)
UP THE SHAMBLES!!







